NASCITA DI UNA

MORFOLOGIA COSTRUTTIVA

MANIFESTO

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Dopo lunghi anni di attività, dopo varie e diversificanti esperienze vissute, dieci pittori hanno deciso di verificare insieme come l'arte sia strumento di liberazione e come formare sia un impegno morale di partecipazione alla realtà. Il problema del rapporto tra la verità esistenziale filtrata attraverso una condizione di individualismo e la realtà effettuale della comunicazione dell'uomo sociale non risulta però centrale, giacché piuttosto la motivazione del Collettivo sta nella funzionalità dialettica della verifica d'insieme nell'ambito della premessa comune che vuole affrontare il significato delle tecniche della comunicazione visiva in una società a capitalismo avanzato.

La coscienza del rischio dell'atteggiamento velleitario è netta come il rifiuto di ogni forma sentimentale ed autobiografica.
Il superamento delle problematiche della pura esistenzialità, della gestualità, della segnicità della matericità nasce dal rifiuto dell'ambiguità morfologica per riferirsi alla totale esperienza dell'uomo contemporaneo e - specificamente quindi - all'obbiettivazione nell'ambito del fenomeno. 

Così si tende all'identificazione della condizione fruitiva dello spettatore con quella dello stesso artefice determinandola proprio attraverso il tempo inteso come continuità, ossia come divenire di cui lo spazio è una designazione con tutti i caratteri della parzialità e della provvisorietà. La consapevolezza della contraddittorietà dell'esperienza tra ideale e reale, emozione e memoria, vita profonda e dato sensorio, dimensione psichica ed impatto fisico è implicita e per questo appunto le poetiche fondate esclusivamente su tale problematica sono considerate dal Collettivo come cortine fumogene del flusso intimista mascheranti il deliberato rifiuto dell'acquisizione delle scelte politiche. 

Al tempo stesso sono bandite le illusioni che si trovi una vera realtà "artistica" ove il tessuto organico dell'esperienza si chiarisca come procedere storico reale e totale, perciò appunto l'intenzionalità puramente estetica data all'arte che da una forma istintuale-biologica conduca alla consapevolezza delle relazioni tra l'uomo e il mondo non può essere accettata. 

È evidente che in tale contesto venga negato anche il gesto, la testimonianza sul modo di essere culminante nell'autolesionismo dell'atto che si consuma senza lasciare traccia.

Determinante diviene allora impostare correttamente il rapporto tra tecniche della comunicazione visiva e metodologie razionali, muovendo dalla presa di coscienza della contraddizione fondamentale in cui vive l'uomo sociale contemporaneo: il modo di produzione capitalistico.

Cioè si riconosce che la logica su cui si basa la società attuale è quella disumana della massimazione del profitto, della divisione borghese del lavoro, della riduzione di ogni valore a merce.

Da ciò discendono immediatamente da una parte la necessità di assoluto rigore formale come rivendicazione prioritaria di chiarezza razionale dall'altra il superamento della tematica figurativa connessa alla denuncia sia per il rifiuto della riduzione della forza sociale dell'arte ad illustrazione dogmatica di un modello, sia per la consapevolezza acquisita delle capacità di recupero del sistema del momento emozionale dell'immagine.

Centrale diviene il problema della spazialità fenomenica che non può essere più il mondo della semplice connessione con la superficie concreta sperimentata e vissuta dall'artista "allo stesso modo" del flusso medesimo della sua esistenza con tutti gli imprevisti, i disturbi e soprattutto l'angoscia - giacché sarebbe o pura passività o necessità - ma, essendo sotteso ad una risoluta rivendicazione della partecipazione all'esperienza storica, consiste nella continua verifica del presente avendo ben chiaro che l'unica libertà possibile è la presa di coscienza della contraddizione in cui viviamo.

Dalla constatazione che lo sviluppo dell'odierno uomo sociale nel sistema capitalistico si attua per mezzo della sua alienazione si riconosce che proprio in questo processo storico sociale di creazione dell'umano per opera dell'uomo mostra il suo carattere contraddittorio. E poiché l'umano non si crea e non si afferma che attraverso una lotta continua contro l'alienazione, il Collettivo ritiene di poter riscattare l'alienazione ricostruendo la compiutezza e la dignità dell'esperienza al di là di ogni disgregazione artistica, ossia nel fare come scelta consapevole e strumento morale, come volontà di distinguere, determinare e giudicare la struttura oggettiva delle cose e non l'immagine di esse.

Va quindi affrontato il processo psicologico oggettivato e organizzato secondo i modi della mente a formare selezionare e strutturare l'esperienza unitariamente.

Il fare artistico deve intervenire nel fare scientifico e tecnologico per controllare e modificare le strutture dando ad esse la coscienza del valore e la finalità teorica.

Da tutto ciò non può non nascere, assieme ad un impegno culturale non occasionale, una metodologia di gruppo proprio per il rapporto tra operazione artistica e ricerca. Il problema della spazialità fenomenica si traduce dunque in morfologia costruttiva ove l'oggetto si fa forma e la forma si fa oggetto e appare questione essenziale la pertinenza di quella forma particolare a quel particolare oggetto, pertinenza raggiunta attraverso un processo tecnico e comunicante al termine del quale sta la logica del rapporto tra forma e processo formante.Nasce così un nuovo tipo di spazialità fenomenica, la cui rigorosa visualizzazione è impostata su una ricerca il cui "rovello" non si traduce mai nell'assurdo paradosso dell'originalità pura.

Lo spazio si apre come il fenomeno, all'incidenza del tempo, si origina con il tempo. Una tale operazione significa pertanto non solo visualizzare un percorso razionale, ma soprattutto controllarlo nel tempo e nello spazio. Si tratta dunque di affrontare la situazione senza cedere all'indistinta spazio-temporalità del fenomeno, ma inserendosi in essa, non predeterminare una soluzione, chiarire invece tutte le tappe e le modalità del suo percorso. Così si rende evidente il modo di percepire la spazialità e la coincidenza nella durata dello spazio e della percezione. Attraverso queste tre coordinate di tempo, spazio e percezione si giunge a tessere il percorso stesso dell'esperienza e i fruitori diventano compagni di strada di quel percorso, partecipando razionalmente al divenire nella concreta esperienza operativa che ogni qualvolta si osservi, ripropone il suo itinerario. Il concetto di ricerca diviene lo strumento determinante e lo stesso ricercatore ne fa parte come presenza vivente, al tempo stesso l'indagine strutturale non può arrestarsi a nessuna ipotesi considerandola definitiva.Il Collettivo punta dunque ad un rovesciamento proprio nell'ambito di quelle tecniche di comunicazione visiva che tendono ad essere utilizzate dal sistema come condizionamento dei comportamenti attraverso le immagini proposte, annullandone meccanismi di formazione e giustificazione eppur non intervenendo nel processo di accumulazione del plusvalore, il fare artistico diviene una contraddizione della contraddizione.

 

Firenze, 1972                                                                                           

  Ugo Barlozzetti

 

 

 

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